27 Aprile 2006

Quanti momenti no, quanti progetti e poi no..

Quanto si è stupidi. quando il sole sale non si sente il caldo. quando piove ci si lamenta. rivendicazioni di stile passato, incomprensioni della propria metà. intesa come altra e come se stessa propria medesima unica. intesa come tutto, e forse come niente. la mediocrità dell'essere, il non riuscire a raggiungere un obbiettivo preciso, e il non potersi adagiare in una semplice felicità, velata di poca importanza. no, non si può lasciarsi trascinare da una brezza stupida ma tiepida, rispetto al gelido dei precedenti. non si può, nell'abisso del non si capisce non si può cadere, si rischia di stare male per spiegare agli altri che si sta bene. si rischia di stare male solo aprendo la bocca con qualcuno. si rischia.
e perchè allora non rischiare di mandare a fanculo il mondo solo perchè non si ha più voglia di far capire niente a nessuno. e perchè allora non resettare presente, passato e futuro e ricominciare da capo? troppo semplice, codardo. lo so. ma il punto di fuga credo non esista solo in un quadro. non solo in un affresco. il punto di fuga una volta trovato non lo si molla e non si torna indietro. e allora perchè rischiare?
perchè no.
è narcotico. è liquido. è vecchio. è fibra. è vena. fa bene. è di nuovo. è più nuovo. è diverso. è appagante. è quello che è. è mio. mi piace. lo sento nelle casse mentre mostro una s o una m. il più delle volte un'xl. se capita anche una xxxl. eh, c'è chi non ha bisogno delle taglie forti. ma le indossa.
lo sento nelle casse mentre mi irrigidisco davanti ad una cassa che non collabora. e lì, i miei 4 in matematica si fanno sentire. e allora rido, tanto oggi non cè sole intorno a me.. e tutto mi sembra confortevole. mi gratifico guardando fuori e parlando una lingua che non è proprio la mia e che parlo male. ma come mi avrebbero detto a Lisbona, cosa mene.
cosa mene. e cosa mene se è di nuovo liquido. di nuovo narcotico. questa volta mi piacerebbe essere io ad intortarmi con quelle note e quei beat, io, che regalo un pezzo di me agli altri, senza lasciarmi riempire e colmare fino all'orlo. piacerebbe toccasse a me. ma non lo so, se i padiglioni si aprirebbero con così tanta sete, con così tanta curiosità. il passato non si cambia, il brownsugar non si tradisce. no, non ti tradisco. e sono sana. sana. sa no bis. e ho dita troppo grosse, zero spazio per gli anelli, e non lo so, non lo so.. e se non sarà mio resterò zitella. vuoi fottere con me? no, non la tengo in piedi io la scena. mi piacerebbe solo spingerla, una volta tanto.
ci sto ricadendo.
volete rime scarse?
no, no.

mio dio.
camera mia. la peggiore prigione.
ed è proprio vero, vecchia rossa, uno schiavo le ama le proprie catene.
amo.

K.

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